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Book · Summary

Supremacy — Parmy Olson e la Corsa al Potere tra OpenAI, Google e Meta

Original source: Parmy Olson · Supremacy · Pan Macmillan, 2024 — summary and rework in own words.

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Cos'è: Supremacy: AI, ChatGPT, and the Race That Will Change the World (Pan Macmillan UK / St. Martin's Press USA, marzo 2024) è il libro di Parmy Olson — columnist AI per Bloomberg Opinion, in precedenza forbes — che ha vinto il Financial Times e Schroders Business Book of the Year 2024, uno dei più prestigiosi premi di saggistica economica. Il libro racconta la corsa all'AI generativa attraverso il dualismo tra due archetipi opposti: Sam Altman, l'ottimista commerciale che spinge verso il deployment veloce, e Demis Hassabis, lo scienziato cauteloso che vorrebbe sviluppo più graduale. Attorno a loro orbitano Larry Page, Mark Zuckerberg, Satya Nadella, Yann LeCun. È il libro narrativo che spiega la dinamica concorrenziale 2014-2024.

Parmy Olson e il giornalismo AI di Bloomberg

Parmy Olson è giornalista britannica di origini indiane, con un background che parte da Forbes negli anni 2010 (dove ha pubblicato un primo libro molto letto su Anonymous nel 2012, We Are Anonymous) e si è consolidato come columnist di Bloomberg Opinion sull'AI dal 2022. Il suo beat copre le big tech AI da una prospettiva business + policy: meno orientata ai dettagli tecnici dei modelli, più focalizzata sulle dinamiche concorrenziali, sui deal di capitali, sui dilemmi regolatori. È stata tra le prime giornaliste a coprire seriamente il AI Safety Summit di Bletchley Park nel novembre 2023 e ha intervistato ripetutamente protagonisti come Hassabis, Altman, Ian Hogarth e Mustafa Suleyman.

Il taglio di Supremacy riflette il taglio del beat: il libro è narrativo, accessibile, geopolitico. Lo scopo dichiarato non è scrutinare i dettagli etici (per quello c'è Karen Hao con Empire of AI), né raccontare la storia scientifica del deep learning (per quello c'è Cade Metz con Genius Makers), né fornire il framework critico (Kate Crawford con Atlas of AI). Lo scopo è raccontare la corsa al potere — chi vince, chi perde, chi controlla cosa — degli ultimi dieci anni dell'industria.

Il dualismo Altman vs. Hassabis come dispositivo narrativo

La struttura del libro è costruita attorno alla contrapposizione tra Sam Altman e Demis Hassabis, presentati come due archetipi opposti del rapporto tra ambizione e cautela nell'AI. Olson non li dipinge come "buono vs cattivo": li dipinge come due risposte diverse alla stessa domanda, ognuna con propri vizi e virtù.

Altman è il commercial optimist: ex presidente di Y Combinator, capace di vedere mercati e di mobilitare capitali, convinto che la velocità di deployment sia un imperativo morale (più velocemente l'AGI arriva, prima i suoi benefici si diffondono), poco interessato ai dettagli tecnici dei modelli ma molto interessato all'allocazione di potere e risorse. La sua filosofia è "build first, fix later". Sotto la sua leadership OpenAI passa da non profit a struttura ibrida capped-profit, lancia ChatGPT prima di essere certo che sia sicuro per uso di massa, accetta i 13 miliardi di Microsoft, e converte rapidamente il laboratorio in azienda da valutazione altissima.

Hassabis è il scientific cautioner: neuroscienziato cognitivo addestrato a UCL, ex giocatore di scacchi prodigio, fondatore di DeepMind nel 2010 con l'obiettivo esplicito di "solve intelligence". Olson lo dipinge come ossessionato dalla rigorosità: prima di rilasciare un sistema vuole capire come funziona, vuole testarlo in dominio chiusi (giochi, biologia), preferisce pubblicare paper scientifici a lanciare prodotti consumer. La sua filosofia è "understand first, deploy carefully". Sotto la sua leadership DeepMind ha prodotto AlphaGo, AlphaFold, e successive iterazioni — risultati scientifici di altissimo livello, ma per anni meno visibili commercialmente delle release OpenAI. Quando Google ha riunificato Brain e DeepMind sotto la leadership di Hassabis nel 2023, è stata una scommessa esplicita sul fatto che la cautela scientifica potesse essere ricompresa nella corsa commerciale.

DeepMind 2010-2014: l'acquisizione e il dimissionamento delle promesse etiche

Una parte ampia del libro è dedicata alla storia di DeepMind: la fondazione a Londra nel 2010 da parte di Hassabis, Shane Legg e Mustafa Suleyman; i primi anni con investimenti modesti da Founders Fund e Horizons Ventures; l'acquisizione da parte di Google nel gennaio 2014 per circa 500 milioni di dollari, in un deal che battè un'offerta concorrente di Facebook (Zuckerberg in persona aveva volato a Londra per cercare di chiudere). Il deal fu eseguito da Larry Page e Sergey Brin, che vollero personalmente DeepMind dentro Google.

Il dettaglio che Olson mette in evidenza, citando ricostruzioni di insider, è che il contratto di acquisizione prevedeva una clausola etica esplicita: la creazione di un AI Ethics Board indipendente che avrebbe avuto autorità di vigilanza sui progetti DeepMind. Quel board, scrive Olson, non si è mai riunito in modo sostanziale. Hassabis e Suleyman hanno protestato internamente per anni; Page ha eluso il commitment. È uno degli aneddoti più rivelatori del libro: il pattern per cui le big tech accettano commitment etici in fase di negoziazione e poi li svuotano in fase operativa è stato visibile dal primo grande deal AI dell'era moderna.

OpenAI 2015-2019: dalla non profit alla capped-profit

Il libro racconta la fondazione di OpenAI nel dicembre 2015 in larga parte come reazione esplicita al monopolio Google su DeepMind. Elon Musk e Sam Altman convergono sull'idea che servisse un contrappeso non commerciale al monopolio Google sul talento AI; reclutano Ilya Sutskever da Google, Greg Brockman da Stripe, John Schulman e Wojciech Zaremba dal mondo accademico. L'annuncio iniziale parla di 1 miliardo di dollari di finanziamenti pledged (non subito versati), missione non profit, AGI for humanity.

Olson documenta come tra il 2017 e il 2019 OpenAI realizzi che la struttura non profit non è sostenibile per i costi di calcolo necessari ad allenare i modelli sempre più grandi che la roadmap richiede. La conversione del 2019 in capped-profit (con la stessa missione formale ma una struttura azionaria che permette agli investitori di guadagnare fino a 100x sul capitale) è una scelta di sopravvivenza ma anche una capitolazione strategica: il modello non profit AGI-for-humanity diventa una storia che si racconta, non una governance che si pratica. L'uscita di Musk dal board nello stesso 2019, e l'inizio del rapporto preferenziale con Microsoft, sono parte della stessa svolta.

Il deal Microsoft: 13 miliardi e l'asimmetria di potere

Un capitolo è dedicato al deal Microsoft-OpenAI, che si sviluppa in tre fasi: 1 miliardo nel 2019, 2 miliardi nel 2021, 10 miliardi annunciati nel gennaio 2023 (per un totale dichiarato di circa 13 miliardi). Olson ricostruisce le condizioni del deal con dettaglio: Microsoft fornisce non solo capitale ma capacity Azure a tariffe agevolate (è il principale costo operativo di OpenAI), ottiene in cambio diritti di prelazione commerciale (Copilot, Bing Chat, integrazione con Office, Azure OpenAI Service per i clienti enterprise) e una partecipazione economica fino a una soglia di profitto.

Il punto strutturale che Olson mette in evidenza è l'asimmetria di potere che il deal crea. OpenAI controlla la tecnologia ma è completamente dipendente da Microsoft per l'infrastruttura. Microsoft ha capitale, capacità di calcolo, canale enterprise — e una clausola che le permette di continuare a usare la tecnologia OpenAI anche in caso di breakup. Satya Nadella, scrive Olson, ha compreso prima di chiunque altro che nel mondo AI il compute è il bene scarso e che chi lo possiede ha leva quasi assoluta sui modelli che lo usano. Quel calcolo si è dimostrato giusto: il drama del novembre 2023 lo ha provato.

Il board drama del novembre 2023: l'analisi di Olson

Il capitolo conclusivo del libro è dedicato ai cinque giorni di follia del 17-22 novembre 2023, quando il board indipendente di OpenAI licenzia Sam Altman, una rivolta di dipendenti orchestrata da Greg Brockman e (inizialmente) Ilya Sutskever minaccia massa dimissioni, Microsoft offre asilo a Altman con un piano di assunzione di massa, e in cinque giorni la decisione viene ribaltata con la reintegrazione di Altman e l'uscita della maggior parte dei membri del board che lo avevano licenziato.

L'analisi di Olson non si concentra tanto sui "fatti" (che sono ormai noti) quanto sull'interpretazione strutturale dell'evento. La sua lettura: il drama ha rivelato che la governance non profit di OpenAI era una finzione mantenuta convenzionalmente fino al momento in cui non veniva esercitata. Nel momento in cui il board ha tentato di esercitarla davvero — licenziando un CEO per ragioni di mancanza di candore — la struttura economica sottostante (dipendenza da Microsoft, valore equity dei dipendenti, momentum commerciale di ChatGPT) ha schiacciato la struttura formale di governance. Olson cita un osservatore interno: "Era come scoprire che il volante della macchina non era collegato alle ruote".

La conclusione politica: se l'AGI arrivasse davvero negli anni a venire, sarebbe sviluppata da un'organizzazione la cui governance è di fatto controllata dai suoi shareholder economici e non dal suo mandato non profit. Per chi crede che l'AGI possa essere un evento dirompente per l'umanità, questa è una constatazione preoccupante.

Stile vs Cade Metz: Olson più giornalistica e narrativa

Il confronto naturale è con Genius Makers di Cade Metz (2021), che copre largamente lo stesso periodo storico. Le differenze sono significative. Metz ha un taglio più scientifico-divulgativo: parte dai pionieri Hinton, LeCun, Bengio, dedica spazio al lavoro accademico, costruisce il contesto tecnico. Olson ha un taglio più business-narrativo: parte dai founder business (Altman, Hassabis), dedica spazio ai deal e alle dinamiche di potere, costruisce il contesto economico-geopolitico.

I due libri sono complementari più che sostitutivi. Metz risponde a "da dove viene il deep learning"; Olson risponde a "chi controlla l'AI commerciale oggi". Letti in sequenza danno una panoramica completa della traiettoria 1980-2024.

Reception: FT premio, Economist eccellente, Wired tiepido

Il libro ha ricevuto il Financial Times/Schroders Business Book of the Year Award 2024, riconoscimento di altissimo prestigio nella saggistica economica anglosassone. The Economist ha pubblicato una recensione molto positiva, sottolineando la capacità di Olson di rendere accessibili dinamiche complesse senza banalizzarle. The Times e The Guardian sono stati similmente positivi.

Sul fronte critico, Wired ha pubblicato una recensione tiepida, contestando il framing dualistico Altman/Hassabis come riduttivo e accusando il libro di concentrarsi troppo sui founder a scapito degli ingegneri che hanno effettivamente costruito i sistemi. La critica è giusta nei limiti: Supremacy è un libro di founder narratives, non di ingegneria. Chi cerca i dettagli di RLHF, della tokenizzazione, dell'addestramento distribuito, va altrove. Chi cerca la struttura di potere che ha plasmato chi ha avuto l'opportunità di costruire quei sistemi, trova nel libro di Olson una guida solida e ben documentata.


Link alla fonte originale

Supremacy — Pan Macmillan (UK) →

Pubblicato il 28 marzo 2024 da Macmillan (UK) e St. Martin's Press (US), 368 pagine. Parmy Olson è columnist di Bloomberg Opinion sull'AI; in precedenza Forbes. Vincitore Financial Times/Schroders Business Book of the Year Award 2024. Disponibile anche in audiolibro. Traduzione italiana pubblicata da ROI Edizioni con il titolo Supremazia nel 2024.